EURUSD alla prova dell’area 1.15-1.17

EURUSD alla prova dell’area 1.15-1.17

Ci siamo quasi. La discesa inarrestabile del Fiber cominciata da metà aprile è attesa dal forte supporto di medio-lungo periodo sul livello di prezzo di 1,17, la cui rottura genererebbe un possibile approdo in area 1,15, altra zona di minimi importanti. Le indicazioni grafiche supportano tali asserzioni, sia ragionando su un timeframe giornaliero che su quello settimanale dove l’incrocio tra la linea gialla orizzontale di supporto e la trendline arancione che parte dai minimi registrati nel gennaio 2017 a 1,03, esprime un livello di prezzo al di sotto del quale il cross potrebbe accelerare bruscamente al ribasso.
E’ lecito aspettarsi una reazione da questi livelli di supporto anche abbastanza energica tenuto conto di false rotture e trappole che sovente il mercato tende per far saltare gli stop loss che molti trader piazzano sulle posizioni long che aprono a quei prezzi.

Chart EURUSDmicro, D1, 2018.05.20 12:01 UTC, Trading Point Of Financial Instruments Ltd, MetaTrader 4, Real
Chart EURUSDmicro, W1, 2018.05.20 11:59 UTC, Trading Point Of Financial Instruments Ltd, MetaTrader 4, Real

Quanto forte sarà la reazione dipende molto dalle barriere di resistenza che possiamo trovare dapprima in quota 1,1998, che rappresenta il massimo registrato durante l’ultima correzione rialzista e dove giace l’importante media mobile a 200 osservazioni, e successivamente verso area 1,21-1,2150 la cui rottura nelle ultime settimane ha generato l’ampliamento del movimento short.

Sullo sfondo la situazione di politica monetaria delle banche centrali. La Fed ormai è orientata verso 3 o 4 rialzi dei tassi nel corso del 2018, c’è da vedere se prevarrà la linea dei falchi o quella delle colombe all’interno del FOMC. Ma intanto viene tenuto sotto attenta osservazione l’andamento dell’inflazione da cui principalmente dipenderanno le decisioni sul rincaro del costo del denaro e la crescita dell’occupazione e dei salari legati a doppio filo con i prezzi al consumo. La BCE dal canto suo per il momento sembra molta restìa ad uscire in tempi rapidi dal piano di quantitative easing come ha fatto intendere a più riprese Draghi e in particolar modo nell’ultima riunione ufficiale del comitato esecutivo della BCE. L’inflazione in Europa stenta a decollare verso gli obiettivi che a Francoforte si erano dati del 2% e le ultime pubblicazioni ufficiali corroborano tale rallentamento. Anche gli ultimi dati sulla crescita e l’occupazione risultano poco brillanti e se tutto ciò lo si rapporta al fatto che l’inflazione per il momento non rappresenta certo una minaccia, i tassi dell’Eurozona potrebbero rimanere ai minimi ancora per un periodo di tempo lungo.

Tutto questo farebbe propendere per un rafforzamento del dollaro e un indebolimento dell’Euro, almeno in un orizzonte temporale medio-lungo.

Nel breve altri fattori bisogna tenere in debita considerazione e che possono generare turbolenze, tipo le guerre commerciali in atto relativamente ai dazi, il livello raggiunto dal prezzo del petrolio, gli interventi in Siria e anche l’evoluzione del quadro politico italiano e l’impatto che il contratto di governo avrà sui mercati.

                                                                                                                                                                                      Johnny Zotti

 

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